//MALTA: L’ISOLA CHE NON C’È – di Vittorio Cugnin

MALTA: L’ISOLA CHE NON C’È – di Vittorio Cugnin

parte 1

“Seconda stella a destra questo è il cammino e poi dritto, fino al mattino, poi la strada la trovi da te, porta all’isola che non c’è” canta Edoardo Bennato, e non, come erroneamente si potrebbe credere, Marina, celebre front woman dell’App di geolocalizzazione GoogleMaps. Le indicazioni da seguire (che non prevedono pedaggi e descrivono il tanto agognato percorso più veloce per arrivare a destinazione) sono quelle per raggiungere il celebre luogo fiabesco, ove sono ambientate le Avventure di Peter Pan: l’isola che non c’è. L’isola che non c’è, allegoria dell’irrazionale e delle proiezioni dell’Io in esistenze e mondi diversi da quelli contingenti, viene contrapposta, metaforicamente, al mondo che c’è, che esiste, ovvero alla cupa e frenetica Londra di inizio Novecento. Uno sdoppiamento simbolico che si ricuce, al pari di quanto narrato da Berrie, in un unico (in)giusto mondo di mezzo. Sarà demandato, poi, al lettore, o a chi per egli, di non immergersi nella caoticità del mezzo, ma di dirimere lineari confini tra buono e cattivo, giusto ed ingiusto, lecito e illecito.

Creare una separazione, ripristinando una sorta di ordine nel mondo di mezzo, era probabilmente anche l’obiettivo che Daphne Caruana Galizia aveva assegnato ai propri articoli giornalistici: trasmettere ai lettori il messaggio per cui non esista una sola Malta (che c’è), ma ne esistano ben due. La Malta, che c’è, è l’immagine da cartolina, che celebra le indubbie bellezze naturalistiche ed artistiche di uno dei più affascinanti arcipelaghi del Mediterraneo; la Malta, che non c’è, è la Panama d’Europa, culla di un fiorente sistema di agevolazioni fiscali che consente ad imprese di dimensioni differenti, aventi core business più o meno leciti, di stabilirsi sull’isola, beneficiando altresì di un assiduo sostegno da parte della politica locale. Sostegno garantito da laute donazioni a favore di rappresentanti di rilievo del potere maltese.

Informazioni e dettagli che Daphne Caruana Galizia aveva messo nero su bianco all’interno di parte dei propri articoli, ed ulteriori importanti notizie sarebbero state condivise, se una detonazione non l’avesse uccisa il 16 Ottobre 2017. Daphne Caruana Galizia era riuscita a creare una separazione tra le Due Malte, era riuscita a distinguere tra l’oscurantismo della calunnia e la chiarezza della verità, era riuscita a tracciare i confini tra la Malta che c’è, e che tutti conosciamo come nostra vicina, e la Malta che non c’è, quella di cui ignoriamo la presenza (o di cui fingiamo di testimoniare l’assenza).

Nel corso degli ultimi anni, le manovre politiche maltesi, in campo di fiscalità e di investimenti diretti all’estero, hanno richiamato l’attenzione di diverse organizzazioni criminali, che hanno subito colto l’opportunità di delocalizzare parte della filiera nella ex colonia britannica. Clan della camorra campana, ‘ndrine calabresi e famiglie mafiose siciliane hanno esportato capitali, provenienti da attività illecite, a Malta, reinserendoli nell’economia e, dunque, ripulendoli dall’origine impura. Sono due le principali attività, su cui le organizzazioni criminali hanno puntato in terra maltese: il business del gioco d’azzardo e l’altrettanto remunerativo business, più celato e meno celebrato, anche a livello mediatico (se non grazie al contributo giornalistico di Report del Novembre 2018), del contrabbando di gasolio.

CHI SCOMMETTE SULLA MAFIA? – IL GIOCO D’AZZARDO

Scommettere sulla mafia è rischioso. Il rischio, però, fa parte del gioco. Chi non ama rischiare, difficilmente potrà sedersi ad un tavolo di Blackjack o Poker in un Casinò di Las Vegas. Chi, invece, è propenso al rischio, starà già “chiamando carta” per scoprire se potrà godersi una vincita milionaria o tornare a casa squattrinato. Vi è un’ultima figura che si avvicina a quella del soggetto disposto ampiamente a rischiare, ovvero quella di colui che fa la propria giocata, ma è amico del mazziere. Il giocatore è solitamente un imprenditore o broker, che possiede un ampio portafoglio di partner e clienti commerciali e che beneficia di solide relazioni con personaggi d’influenza nei luoghi in cui opera; il mazziere, d’altro canto, è un esponente di spicco di famiglie criminali, le quali investono la liquidità, di cui dispongono, nelle attività proposte dai giocatori-imprenditori, così da coprire (non eliminare) la macchia di illiceità dei propri profitti. Tra tali attività, una delle maggiormente redditizie, passando dalla metafora alla realtà, è quella che permette alle organizzazioni di riciclare risorse mediante la creazione di strutture parallele, che veicolino la circolazione di scommesse non regolamentate dagli istituti pubblici di riferimento. Proprio tale ultima peculiare fattispecie è la modalità più comune, adoperata dalle organizzazioni criminali, per riciclare denaro all’interno dell’economia dell’isola di Malta.

Per descrivere, in maniera più accurata, il funzionamento di una tale struttura, è stato sviluppato il seguente caso:

Il Signor Rossi (nome di fantasia, ndr.) è uno scommettitore assiduo. Ogni domenica mattina, dopo aver sorseggiato un rigenerante caffè,  raggiunge il centro scommesse, prossimo alla sua abitazione, per puntare parte dei propri risparmi sulle competizioni sportive, che si avvicenderanno durante la giornata. Una volta oltrepassato l’uscio della sala scommesse, il Signor Rossi viene avvicinato dal Signor Bianchi (ndr.), proprietario del centro scommesse e prestanome di una delle famiglie criminali più potenti dell’area. Il Signor Bianchi, accogliendo affabilmente il Signor Rossi all’interno del centro scommesse, propone a quest’ultimo di investire i risparmi in scommesse sulle competizioni da lui preferite, con la possibilità, però, di guadagnare, nel caso di vittoria, una somma più considerevole di quanto lo stesso Signor Rossi otterrebbe in caso di scommessa giocata secondo i metodi tradizionali. Il Signor Rossi decide di assecondare il Signor Bianchi ed accettare la sua offerta, sebbene a conoscenza della potenziale illiceità dell’operazione. Il Signor Rossi, allora, individua le manifestazioni sportive, sulle quali volgere la puntata, e paga l’importo da scommettere in contanti, pur essendo una quantità notevole di denaro. L’agenzia di betting di proprietà del Signor Bianchi, quindi, registra la puntata del Signor Rossi e produce, in ottemperanza alla normativa contemplata per l’efficacia del contratto di gioco e scommessa, un documento di ricevuta fiscale da consegnare allo scommettitore. Fino a tal momento, non vi è trucco né inganno, come direbbe un esperto mago: il perfezionamento del negozio avviene in toto secondo le procedure normative previste, dunque regolarmente. Il velo di Maya, in realtà, è ben dispiegato. Cela difatti la circostanza per cui la famosa agenzia di betting del Signor Bianchi operi come Centro Trasferimento Dati (C.T.D.), che trasferisca la puntata del Signor Rossi ad un bookmaker estero che fantasiosamente chiameremo Star. La Star è una società di diritto, con sede all’estero, solitamente in Paesi a fiscalità privilegiata (quindi, ad esempio, Malta), il cui core business si concretizza nell’offerta di server che gestiscano, da remoto, flussi monetari, in entrata e in uscita, associati alle scommesse. Flussi monetari difficilmente tracciabili poiché non di diretta giurisdizione delle Autorità Italiane, essendo i server delle società in questione, tra cui anche quelli della Star, connessi alla piattaforma Internet con il .com e non .it. La delocalizzazione della Star all’estero permette ai soci della società (solitamente soggetti giuridici riconducibili a membri di organizzazioni malavitose) di evitare controlli sulla circolazione di flussi monetari rilevanti e di beneficiare di un’esposizione fiscale molto ridotta, rispetto a quella che centri di scommesse regolari affronterebbero in Paesi a fiscalità non privilegiata. Ritornando alla nostra vicenda, la puntata del Signor Rossi viene, quindi, trasferita al conto gioco, posseduto dall’agenzia di betting del Signor Bianchi, nei server della Star, senza che il Signor Rossi sia realmente registrato nei portali medesimi. La “reale” puntata, allora, viene effettuata dall’agenzia di betting del Signor Bianchi, che trasferisce risorse ai portali della Star; nel frattempo, la Star versa all’agenzia di betting, camuffata in C.T.D., una provvigione per il trasferimento e raccolta dei dati (o, meglio, di denaro), con il bene placito delle Autorità straniere, in modo tale da perfezionare un contratto di prestazioni e servizi, apparentemente regolare. A tal punto, se il Signor Rossi otterrà una vincita nella scommessa effettuata, l’agenzia di betting del Signor Bianchi anticiperà le somme, strettamente in contanti (anche se il montepremi risulterà di importo superiore a quanto previsto dal Codice Normativo in materia di trasferimento di somme monetarie tra privati), e poi riceverà il rimborso da parte della Star.

In sintesi, il processo sovradescritto produce diverse fattispecie d’illecito: dall’irregolare disposizione di un fido da parte della Star (gestore del sito) nei confronti dell’agenzia di betting (concessionaria) del Signor Bianchi, mediante cui anticipare gli eventuali importi al Signor Rossi, al trasferimento illegittimo di somme di denaro, come effetto di vincita di scommessa online (i pagamenti in questione devono essere pagamenti “telematici”, ovvero trasferimenti di valuta non liquida sui conti online dei titolari); dall’elusione della norma di stretta personalità sulla titolarità dei conti gioco, all’aggiramento dell’imposizione fiscale, tramite cui le società di bookmaking (Star) si esonerano dal versamento dell’imposta unica sulle scommesse. Infine, ulteriore fattispecie, non affatto di minor rilevanza, si manifesta nella possibilità di riciclare denaro, proveniente da attività illecite, nei conti delle agenzie di betting (di solito intestati a prestanome) all’interno dei portali delle società di bookmaking estere. Le organizzazioni criminali inviano denaro contante sporco (sostituendosi alla figura del Signor Rossi o direttamente tramite l’agenzia di betting) alle società di bookmaking, site a Malta. Tali società ripuliscono le risorse liquide attraverso scommesse sui più disparati eventi sportivi (falsificando la maggior parte di quest’ultimi, vedasi il fenomeno del CalcioScommesse), e successivamente inoltrano il denaro lindo alle organizzazioni criminali, facendo confluire nuovi fondi nei conti dell’agenzia di betting dei prestanome, registrati sui portali della società estera di gioco.

Non c’è trucco, non c’è inganno. O, forse, sì.